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{"id":1095,"date":"2017-09-11T21:06:04","date_gmt":"2017-09-11T19:06:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.camifra.net\/?p=1095"},"modified":"2017-09-11T21:06:04","modified_gmt":"2017-09-11T19:06:04","slug":"plastica-riciclo-e-recupero-energetico-un-approccio-integrato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.camifra.net\/?p=1095","title":{"rendered":"Plastica, riciclo e recupero energetico: un approccio integrato"},"content":{"rendered":"<p>Integrare le strategie e le tecnologie per ottimizzare la gestione dei rifiuti in Europa, in particolare la plastica. Con questo appello la ESWET, associazione dei fornitori di tecnologia per il recupero energetico (European Suppliers of Waste-to-Energy Technology) ha reso pubblica la sua posizione, affidata ad un position paper, in vista della conferenza che la Commissione Europea sta organizzando per il 26 settembre dedicata alle prossime strategie comunitarie sulla plastica. Come gi\u00e0 annunciato all\u2019inizio dell\u2019anno, infatti, entro la fine del 2017 dovrebbe essere adottata una strategia sulla plastica, uno dei principali passi da compiere per assicurare una tempestiva implementazione del Piano d\u2019Azione per l\u2019Economia Circolare.<\/p>\n<p>A livello Europeo pi\u00f9 di 1,4 milioni di persone lavorano nell\u2019industria della plastica, che vale oltre 350 miliardi di euro ogni anno: eppure continuano ad esserci sprechi di materia a causa di ancora troppo basse percentuali di riciclo e a fronte di un\u2019alta dipendenza dalla materia prima vergine. Negli annunci, la strategia della Commissione Europea punta a realizzare un contesto favorevole agli investimenti ed all\u2019innovazione per rendere pi\u00f9 efficiente l\u2019industria del riciclo.<\/p>\n<p>Un approccio che sembrerebbe avere l\u2019effetto di appesantire quella che suona come una strisciante contrapposizione ideologica tra riciclo e recupero\u00a0energetico. Probabilmente \u00e8 per questo che la ESWET ha ritenuto doveroso per parte sua apportare all\u2019imminente dibattito una serie di precisazioni sul ruolo del \u201cwaste-to-energy\u201d come complementare\u00a0allo sviluppo dell\u2019industria del riciclo\u00a0nella filiera\u00a0industriale della gestione dei rifiuti.<\/p>\n<p>Il punto di partenza, secondo ESWET, \u00e8 che accettare che l\u2019idea che un materiale\u00a0cos\u00ec diffuso sia totalmente riciclabile per un numero infinito di volte\u00a0non \u00e8 realistico.\u00a0Il recupero energetico \u00e8 da preferire, a seconda dei casi, per via della presenza di sostanze potenzialmente pericolose, per via della perdita di qualit\u00e0 dei polimeri in seguito ad ogni ciclo di recupero, ed infine per meri motivi di efficienza energetica del processo, quindi puramente ecologici.<\/p>\n<p>Quanto alle sostanze pericolose, in effetti, la legislazione europea tende a porre limitazioni \u2013 quando non li vieta tout court \u2013 su una serie di elementi chimici. La ESWET pone l\u2019esempio dell\u2019HBCD,\u00a0l\u2019esabromociclododecano: un ritardante di fiamma utilizzato, tra le altre cose, nelle schiume di polistirene per isolamento ed entrato nella lista degli inquinanti stilata dalla Convenzione di Stoccolma\u00a0entrata in vigore nel 2015. Proprio l\u2019utilizzo nei materiali isolanti \u00e8 l\u2019unico ancora permesso, il che significa che \u2013 trattandosi di un uso per materiali di lunga durata \u2013 bisogner\u00e0 porsi il problema di trattare rifiuti contenenti sostanze come questa ancora a lungo. E in questi casi l\u2019incenerimento \u00e8 l\u2019unico trattamento che garantisce la rimozione degli inquinanti impensabile in qualsiasi processo di riciclo.<\/p>\n<p>Il secondo punto \u00e8 quello della perdita di qualit\u00e0: in seguito a diversi passaggi di riciclo la qualit\u00e0 del materiale tende a diminuire fino al punto in cui la plastica non \u00e8 pi\u00f9 adatta al riciclo stesso. ESWET sostiene la ricerca che spinge verso la riciclabilit\u00e0 dei prodotti, magari garantita dall\u2019aggiunta di materia vergine o additivi\u00a0come soluzione per le plastiche compromesse, ma il passo successivo nella vita delle plastiche ormai \u201cdecadute\u201d dovrebbe essere quello del recupero energetico perch\u00e9 l\u2019alternativa per questi materiali resterebbe solo quella della discarica.<\/p>\n<p>Il terzo ed ultimo punto, quello dell\u2019efficienza, nello statement dell\u2019associazione europea si traduce in una sostenibilit\u00e0 economica ed ecologica delle attivit\u00e0, riscontrabile nell\u2019impatto ambientale del processo in questione e nella sua capacit\u00e0 di avere come output un prodotto riciclato di buona qualit\u00e0 che abbia mercato. In particolare la ESWET evidenzia le problematiche poste dai derivati delle plastiche miste. In questo caso oltre alle possibili sostanze contenute in questi mix e al loro livello di \u201cdecadimento\u201d qualitativo, ci si pone il problema dei costi di selezione, pulizia e trattamento. Il riciclo delle plastiche miste \u00e8 possibile e ne va valutata la fattibilit\u00e0, ma \u2013 \u00e8 questa la posizione dell\u2019associazione \u2013 bisogna valutarne anche la convenienza da un punto di vista strettamente ambientale.<\/p>\n<p>Per questo \u2013 conclude il position paper \u2013 ESWET si deve andare verso un approccio il pi\u00f9 possibile integrato nella gestione della plastica verso una vera economia circolare che massimizzi il valore delle risorse utilizzandole e \u2013 in linea con la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti \u2013 riciclandole fin quando \u00e8 possibile, dopodich\u00e9 \u00e8 giusto sfruttarne il potenziale energetico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Integrare le strategie e le tecnologie per ottimizzare la gestione dei rifiuti in Europa, in particolare la plastica. 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